Critica

 

INCONTRO CON PHILIPPE DAVERIO

 

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Esposizione presso Festareggio 2015,

Durante l’esposizione, l’incontro con Philippe Daverio si è rivelato estremamente interessante e ricco di spunti; la sua presenza ha impreziosito la mia esperienza espositiva, grazie sopratutto alle parole e ai commenti che Daverio ha saputo regalare.

Un commento riassuntivo, tratto dall’osservazione delle opere e scritto di suo pugno, è stato:

“Brava!  Messico, nuvole and nostalgia “ Philippe Daverio

 

 

 

 

 

Qui a fianco, Philippe Daverio mentre lascia il suo commento sul mio libro mostra

 

 

GRETA CATELLANI: INTENSITA’ E PASSIONE

a cura di Stefania Ferrari

 

yeyhgPersegue una continua evoluzione, la pittura di Greta Catellani, esprimendo passione gioiosa, ancorché rigorosa, indotta dall’amore per l’arte, che le guida la mano nella composizione di figure ispirate all’anima, oltre che alla forma. Quali ad esempio i ritratti, che si spingono al di là della mera somiglianza fisica, rispettata fin nei dettagli, cogliendo inoltre i più intimi pensieri, svelati da sguardi diretti o distanti, meditativi o ironici, sempre tuttavia intensi nella loro tangibile vitalità.

È guidata, chissà, da un daimon, come lo intendevano i greci, qualcosa a metà tra umano e divino che sceglie a chi dispensare talento e abilità, doni ai quali non si può sfuggire.
E in effetti Greta Catellani non fugge, anzi, presta orecchio a quegli ineffabili sussurri, riportando sulla tela volti e figure dai forti contrasti, dalle intense sfumature che ricordano i maestri fiamminghi del passato.
Questa giovane pittrice, che ha solide e ben individuabili basi tecniche rese poi fertili e produttive da studio autodidatta, sempre alla ricerca di nuove forme espressive, realizza lo sviluppo di ogni possibile concetto.

Ecco dunque apparire, con pennellate sicure eppure pervase di dolcezza, i paesaggi tanto cari alla nostra più radicata tradizione pittorica, con montagne e sfondi di cime lontane, casali di campagna e tratti più sfumati, meno definiti, come se una prima nebbia si fosse alzata, sul finire dell’estate, vaporosa e appena percettibile all’occhio.

Tuttavia, lungi dallo sclerotizzarsi su stili e soggetti, l’artista spazia in ogni ambito e ancora cerca e ancora sperimenta e ancora segue il suo istinto e la sua inclinazione, che la portano ad esplorare il campo dei sentimenti più profondi e legati alla sua stessa famiglia: l’affetto per la nonna, nata negli anni Venti.
Proprio a questo periodo affascinante, intriso di cambiamenti profondi dal punto di vista storico, culturale e sociale, si ispira l’ultima produzione di ritratti, tutti imperniati su bianco e nero, in un gioco di sfumature che ricorda il cinema di quegli anni, in cui gli effetti speciali erano dettati dalla maestria di cineasti che plasmavano luce e ombra quasi fossero materie solide.
È ciò che emerge dalle tele di Greta Catellani che, in omaggio al periodo giovanile della nonna, offre nuova vita a dive del passato, come l’indimenticabile Greta Garbo che posa, raffinata e irraggiungibile, osservando gli astanti con occhi socchiusi.

Sempre ispirandosi agli anni Venti, la pittrice ritrae soggetti floreali, con tratti netti, precisi, così come lo sono le tonalità scelte, anche in questo caso due, tre al massimo, senza troppe sfumature e con contrasti netti, che tuttavia esprimono e ispirano quella tenerezza e, sì, quello stupore, che solo il fiore, espressione forse più poetica della natura, riesce a suscitare.
Anche in questo caso, le pennellate di esemplare sicurezza sono riuscite a rendere omaggio all’anima, attraverso una rappresentazione che l’occhio esamina, ma la psiche percepisce, beandosi di una pace misteriosa e profonda, perdendosi tra petali profumati.

Già più volte apprezzata nell’ambito di esposizioni e concorsi, la sensibilità di Greta Catellani è indubbia e, unita alla sua ormai assodata capacità tecnica, ci rende partecipi di un mondo intimo e variegato, raggiunto tramite la forma e le immagini riportate con sicura delicatezza sulle tele, utilizzando l’iride e il tratto.

Che non zittisca mai i bisbigli di quel daimon, che non rinunci mai alla sperimentazione e alla molteplicità, che non desista mai dal seguire l’inclinazione entusiasta che la domina, cosicché possiamo ancora perderci nel suo universo tratteggiato dai pennelli, scaturito da intensità e passione.

 

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NELLA SOLARE FUCINA CREATIVA DI GRETA CATELLANI

Progettualità e rigore alla base del percorso della pittrice

Testo critico a cura di Massimo Tassi

La luce che annuncia il crepuscolo di una giornata di fine primavera irrompe nell’atelier dall’ampio lucernario. I tagli di sole illuminano una tela collocata sul cavalletto, dov’è dipinto un corpo. I muscoli sono tesi allo spasimo e sembra voglia tentare di sfuggire al pozzo di tenebra detto con il colore che lo circonda. Pare quasi di sentire la voce, incrinata per lo sforzo.

C’è una ragazza, a fianco del dipinto. E’ seduta su una poltrona. Lì vicino una libreria con volumi d’arte. Poco più in là, un tavolo ingombro di pennelli e di tubetti di colore.

E’ Greta Catellani, giovane con la passione per la pittura. Durante la conversazione muove le mani, come a sottolineare le parole e, soprattutto, il pensiero creativo che l’ha spinta sul sentiero del linguaggio grafico-pittorico. La voce e le mani esprimono le idee che stanno alla base dei tanti quadri che ci circondano: ritratti, nature silenti giocate fra la tradizione e il pentagramma, paesaggi. Si tratta di una vera e propria esplorazione nel mondo del grafico-pittorico in cui si è addentrata con entusiasmo da qualche anno a questa parte. Con entusiasmo, sì. E con rigore. Già, perché la sua pittura comprende un’accurata fase di studio sugli esempi dei grandi dell’arte del passato, per arrivare a una riflessione sui maestri del secolo che ci siamo lasciati da poco alle spalle, soprattutto Giorgio Morandi, come s’intuisce dal chiarismo e dalle forme di alcune nature morte. (…)

(…)Dopotutto, è come se avesse ridato vigore, con taglio personale, al genere della natura morta, particolarmente in voga nel Rinascimento, quando v’erano botteghe pittoriche specializzate, che interpretavano il gusto popolare locale. Anche nobilitandolo.

E i ritratti. Volti fissati con meditativa immediatezza ci restituiscono lo sguardo curioso dalle pareti. E in più, a coronare il viso, le mani vengono messe in primo piano, senza esitazione, a ribadire la rigorosità della pennellata di chi padroneggia la figura e la materia.

Ecco poi i paesaggi, eco della campagna che circonda lo studio. E’ un omaggio, dopotutto, alla tradizione paesaggistica reggiana del Novecento, quando pittori come Bazzani e Gandini dipingevano en plein air fra l’Appennino e il Po, contribuendo, insieme a tanti altri appassionati, a continuare il lascito di Ottorino Davoli per rafforzare quella che potremmo definire “una pittura dei campi”.

I suoi, sono prati sconfinati, dove la presenza umana è spesso estranea, in cui avviene una perfetta simbiosi elettiva fra l’autrice e la natura. Un felice incontro uomo-ambiente che ha il sapore dell’intima armonia di Greta, pittrice di grande sensibilità, già protagonista di varie mostre collettive. E di cui sentiremo ancora parlare nel multicolore mondo dei linguaggi creativi, un universo sempre ricco di sorprese per chi sa osservare con attenzione fra incanto e disincanto.

Massimo Tassi

GRETA CATELLANI

Testo critico a cura di Marina Volpi  (curatrice Art expertize Firenze)

Nelle opere dipinte da Greta Catellani è immediato il rimando ai grandi maestri ed
alle esperienze storico- artistiche moderne e contemporanee. I suoi lavori più recenti
sono infatti frutto del ripensamento che l’artista ha compiuto su opere di vario genere:
dai dipinti di Caravaggio e Vermeer, a quelli di Morandi e Lucian Freud; dalle
sculture di Michelangelo e Bernini a quelle di Rodin; fino alle fotografie di Steichen
e di Clarence Sinclair Bull.
E’ l’artista stessa a confidare la sua affezione ed il legame profondo con le
esperienze artistiche del passato, al quale ella non guarda tuttavia con riverenza
giacchè esso è considerato la personale “ fonte di ispirazione primaria”; sia per la
ricerca dei soggetti, spesso recuperati nelle pose e nei gesti da opere appartenenti
all’immaginario artistico collettivo, che per la ricerca tonale, concentrandosi sulla
costruzione dei corpi e dei volumi mediante il contrasto tra luci e ombre.
Le sue figure sono realizzate anteponendo poche tonalità chiare a quelle più scure.
Sebbene ammiri con particolare slancio artisti figurativi che hanno soventemente
sfruttato il vantaggio del segno lineare e del disegno, si pensi ad esempio a Vermeer,
al quale i soggetti dell’artista rimandano spesso, nelle opere della Catellani non è la
linea ad essere protagonista, bensì il contrasto tonale, seppur- paradossalmente- la
scelta dei colori sia limitata al minimo.
Una scelta- spiega la pittrice- dovuta all’ influenza esercitata dall’arte e dalla natura
dei paesi dell’Europa del Nord: a seguito di alcuni viaggi che l’hanno portata fino in
Norvegia attraversando i paesi scandinavi, la Catellani ha ammirato il minimalismo, i
colori freddi, la scelta frequente- in arte- di ambientare le figure in contesti isolati,
svuotati di particolari legati alle contingenze. Tali caratteristiche le ritroviamo nei
suoi dipinti, nei quali è ridotto al minimo il colore ed i particolari così da rendere più
immediata la ricezione dell’opera anche nei suoi significati profondi.
Attraverso tagli fotografici, i soggetti, spesso ispirati alle opere di Steichen e di
Clarence Sinclair Bull, sono costruiti mediante una sovrapposizione di piani generata
da toni scuri e chiari che semplificazione la forma e portano alla ribalta la loro
l’emotività. La semplificazione formale di stampo steicheniano, che caratterizza le
figure con violenti contrasti di carni in piena luce su sfondi grevi d’ombre, quasi neri,
o viceversa, viene ripresa dalla Catellani. La pittrice vede in questa pratica una
perfetta sintesi del minimalismo formale a favore di una forte emotività; tanto da
giungere ad opere totalmente a monocromo come Metamorphosis- Steichen ( olio su
tela) e Steichen’s light ( olio su tela).
Il fascino che sull’artista ha esercitato questo fotografo e pittore merita una
riflessione più approfondita, perchè in Steichen e in Clarence Sinclair Bull la
Catellani ha trovato una vera fonte di ispirazione formale ed anche concettuale.
Questi fotografi sono difatti “ la via” usata dall’artista per raggiungere il suo ideale
artistico. Questo è evidente osservando un’opera come Did you smile today ( olio su
cartone telato) in cui è palese il richiamo alle opere di Sinclair Bull, ma anche al
celebre ritratto di Greta Garbo realizzato da Steichen nel 1928: come nelle fotografie
di questi artisti, anche nei dipinti della Catellani ciò che viene sottolineato è la
sincerità della figura, l’immediatezza del soggetto.
L’efficacia delle figure rappresentate dalla pittrice sta nella sua capacità di cogliere
il momento in cui la fisionomia rivela il carattere di una persona, usando la luce e
l’ombra ed esplicando un solido senso della struttura.
L’aspetto introspettivo dei personaggi, ma anche delle cose e degli ambienti
rappresentati, è uno dei punti cardine della ricerca della Catellani; amante delle opere
di Lucian Freud, ella ha dichiarato che- quando sceglie un soggetto- sente il bisogno
di immedesimarsi in esso, sia una figura umana, una situazione o un oggetto
inanimato, del quale cerca di recuperare, analizzandole, le sensazioni su di lei
scaturite. La sua è quindi una pittura partecipata , sensoriale, di sentimento.
Perchè siano gli aspetti emotivi nella sua opera ad occupare il primo posto, è stato
necessario praticare quel processo di semplificazione tonale a cui si è fatto cenno
precedentemente. Partendo da una iniziale tavolozza ricca, il colore è stato
progressivamente ridotto al minimo, al fine di creare una giusta armonia tra le parti.
Lo stesso procedimento è avvenuto per la selezione dei soggetti che, al massimo,
sono due per opera. Una sorta di suprematismo, letto però in chiave figurativa.
Secondo la Catellani sono proprio l’armonia ed il giusto equilibrio tra le parti a
facilitare il processo di indagine sul sentimento e sull’interiorità del soggetto
rappresentato, il quale per tale ragione viene “ liberato” da ogni orpello: i colori, i
bagliori, gli elementi decorativi. Al fine di giungere ad una composizione monocroma
che sia giudicata finita dall’artista, ovvero completa in ogni sua parte, sincera: capace
di mettere a nudo l’animo della figura rappresentata ed anche quello dell’artista stessa.
La pittrice intende quindi realizzare opere che siano il più possibile “ reali” in ogni
aspetto, sia da un punto di vista dell’analisi del sentimento che da quello
dell’equilibrio compositivo e formale.
L’arte sincera della Catellani può infine essere definita il frutto di una rimeditazione
sugli aspetti formali dell’arte, unita all’osservazione dei grandi maestri; nasce da un
amore per le opere d’arte che, mentre l’artista crede di copiare, le trasfigura,
rendendole soggetti nuovi e personali creazioni.

Marina Volpi